L’albergo più bello del mondo

Mi è sempre piaciuto andare in albergo, fin da sempre. Lo trovo un luogo accogliente a prescindere, forse perché pensato a posta per il benessere dei clienti che ci devono pernottare: anche quello peggiore è comunque sempre accogliente, a mio avviso. Certo, alcuni fattori rendono un albergo più o meno accogliente di un altro, però in linea di massima mi sono sempre trovato bene.

L’ultimo albergo che ho visitato era per un viaggio di lavoro di due giorni, non sono mai stato così bene. Bello, caldo e accogliente, con una reception d’incanto vicino a un bel caminetto: la signora che mi ha accolto aveva un sorriso smagliante, gentilissima nonostante l’orario (era notte fonda) e mi ha spiegato tutto nel minimo dettaglio.

Colazione servita dalle 6 alle 11, stanza da liberare entro le 12, numero da chiamare per la notte in caso di necessità. Tutto perfetto: sono entrato in stanza e mi sono ritrovato in un piccolo angolo di paradiso. Premetto che ero ospite in un albergo di un paesino abbastanza piccolo, il silenzio è stata la parola d’ordine.

Dormire poi su un bel materasso in lattice fresco e profumatissimo…una meraviglia. Non lo so, mi sembra di dormire sempre meglio quando non sono a casa mia! Per non parlare poi della colazione: a casa non la faccio mai, quando sono in albergo mi abbuffo come se non ci fosse un domani. Adoro mangiare le cose salate che si trovano negli alberghi, come per esempio gli affettati e i formaggi, e quanto è buono il caffè caldo appena fatto?

Spero di poterci tornare, magari per un viaggio di piacere e per un soggiorno molto più longevo: questo posto è veramente un incanto di luogo, adoro la pace che ho trovato qui e che sono sicuro non riuscirò a trovare in nessuna località vicino la mia città.

Ho fatto l’upgrade

Mi sto tecnolocizzando sempre di più e questo è un evento davvero cosmico, insolito e impensabile fino a poco tempo fa. Sono sempre stato quello che utilizzava ancora un telefono coi tasti quando il touch era la normalità tra i giovani e i meno giovani, quello che utilizzava la lametta per radersi la barba o per sfumare i capelli giusto ai lati, quello che andava al cinema per vedersi i film in uscita o che comprava il giornale ogni mattina per essere aggiornato sul mondo.

Ora ho un iPhon di ultima generazione con tanto di lettore dell’impronta digitale, ho comprato un rasoio elettrico che si può lavare sotto l’acqua, ho un pc e un tablet coi quali mi sono abbonato sia al servizio di cinema in streaming che a quello di notizie. In pratica è come se andassi ancora al cinema o come se comprassi ancora il giornale, solo che è tutto digitalizzato.

Ora, per esempio, sto pensando di salutare anche il mio barbiere, che ha quasi 80 anni, non ci vede più come un tempo e mi domanda sempre perché io così giovane vado in quel covo di anziani. A forza di dirmelo mi ha convinto, mi prendo un tagliacapelli. Non so che modello scegliere ancora, su un gruppo Facebook un ragazzo mi ha inviato un messaggio privato con scritto Ciao, ho visto che avevi bisogno di aiuto. Clicca qui, io il mio tagliacapelli l’ho preso tramite questo sito.

Forse sono paranoico, ma ho paura che in realtà contenga uno di quei video sconci nei quali vengono taggati tutti gli amici, senza che tu lo sappia, quel virus che ultimamente sta girando su Facebook.

Ad ogni modo, proseguo con le mie ricerche. Il passo successivo è buttare la scopa e comprare un robot aspirapolvere, poi sarò totalmente al passo coi tempi!

Un regalo inaspettato

Stamani ero a casa, avendo giorno libero da lavoro. Mi suonano alla porta verso le 10 e vedo il corriere con un pacco enorme in mano: un po’ perplessa mi sono chiesta cosa avessi ordinato di così utile da non ricordare neppure cosa fosse, ma no, non avevo ordinato nulla di così grande negli ultimi tempi.

Mi sono messa in fretta e furia un maglione, essendo in pieno momento workout, e gli ho aperto. Mi ha detto che il pacco era per me, gli ho chiesto chi fosse il mittente e sono rimasta sconvolta: mio padre! Allora ho subito accettato, pensando che magari fosse qualcosa che aveva comprato per casa dei miei, ma che magari si era scordato di dirmi per avvertirmi.

Sono entrata in casa con questo pacco gigantesco e ho letto il biglietto che c’era sopra: era un regalo per me. Mi sono laureata col massimo dei voti un paio di settimane fa, e quello era il primo dei regali che i miei avevano deciso di farmi. Un televisore da non so quanti pollici, veramente gigantesco.

Nel biglietto c’era anche scritto vai al sito che trovi qui sopra e puoi scegliere anche la staffa per tv che preferisci, magari potresti volerla a mobiletto, c’è un buono spesa per te.

Sono rimasta davvero sconvolta, non me lo aspettavo assolutamente né avevo sospettato nulla. Non viviamo insieme, ma li vedo praticamente ogni giorno e sono stati bravissimi a tenermi all’oscuro, non sospettavo veramente di nulla nella maniera più assoluta! Ora sto ancora cercando che staffa per tv prendere, ce ne sono un sacco di modelli e se devo essere sincera non ne capisco molto, dovrò chiedere al mio ragazzo di darmi una mano.

Che poi, tra l’altro, sul sito ho un buono spesa di 150 euro, praticamente ci posso prendere di tutto e di più, addirittura ho visto che esistono staffe per TV motorizzate!

Sono “solo” una segretaria

Dovrebbero istituire il giorno della segretaria, perché quelle come me sono la base di un’azienda che funziona bene. Dico sul serio e parlo sia dei piccoli imprenditori che di quelli più grandi, in tutti e due i casi una segretaria non può mancare! E sapete perché tutte portiamo gli occhiali? Perché siamo costrette a leggere 24 ore su 24 fogli con caratteri microscopici, scartoffie, siti web, email, giornali e calligrafie incomprensibile, al limite col cuneiforme, di clienti da archiviare.

Stamani il mio capo mi ha dato una mansione che non avevo mai avuto il “piacere” di affrontare: ordinare delle sedie da ufficio online. Vai a questo indirizzo, visita il sito, segnati quelle più belle ma che costano meno e fammi sapere, mi fido del tuo gusto. Per carità, apprezzo questa enorme responsabilità, so che per il mio capo valgo molto di più di quanto spesso mi ritrovo a credere. Avere, però, a che fare con un sito di sedie scritto in norvegese, dove il pezzo più entry level costa 300 euro e hai un budget di 300 euro per acquistarne 4…non è difficile capire che questo è un grosso problema da risolvere.

E allora sono stata costretta a prendere il telefono, chiamare il servizio clienti dove mi ha risposto una ragazza con la voce stridula (in norvegese) e alla quale ho cercato di spiegare in un inglese imbarazzante quello che mi serviva. Alla fine mi ha passato il direttore, che parlava un po’ di italiano poco comprensibile, ma a forza di tentare siamo arrivati a un accordo: mi darà 4 sedie a 300 euro ma il mio capo dovrà fargli pubblicità esponendo i volantini in azienda.

Quando l’ho detto al capo si è messo a ridere e mi ha chiesto se fosse ubriaco il direttore, al che l’ho invitato a fare da solo, dato che ero già in straordinario e sapevo non me lo avrebbe fatto pagare.

La mamma è sempre la mamma

Oggi ero al centro commerciale, a fare quella brutta bestia di cosa che è la spesa. Premessa: sono un ragazzo che mangerebbe soltanto surgelati, se solo non fossi fissato con la forma fisica e il vivere bene. Ho mangiato cibi precotti per troppo tempo, raggiungendo una forma fisica sferica che, sinceramente, vorrei non riottenere più. Da qualche anno a questa parte seguo una dieta mediterranea a base di tutto, preferisco le proteine e ultimamente mi sto dando alle proteine vegetali della soia (che no, non mi piace, ma fa bene…come il cavolfiore).

Odio fare la spesa perché sono pessimo col fare le liste: vivo da solo, mia madre è lontana dalla mia città e non posso chiederle di scrivermi via Facebook o Whatsapp quello che devo comprare per sopravvivere – me lo ha proposto, eh! -, quindi cerco di fare da solo. Ho un taccuino che viene sempre con me dove segno tutto, compresa la lista della spesa. Sapete qual è il problema? Che mentre faccio la lista non mi ricordo di tutto ciò che mi serve, arrivo al supermercato e la mia mente è colma di nomi di prodotti e cose indispensabili ma che oddio, non ho messo nella lista!

Finisce sempre che compro un sacco di cose, ma ne dimentico altrettante: ho fatto amicizia con molti cassieri, per quante volte mi vedono ormai, questo per far capire la quantità di visite che faccio al mio supermercato di fiducia.

Nella cassa accanto alla mia, mentre oggi ero in fila, c’era una mamma col suo bambino nel passeggino, stava armeggiando nella borsa fasciatoio per trovare il suo sonaglino preferito, dato che piangeva. È stata una scena tenerissima e amorevole…ho immaginato quel bambino da grande esattamente come me, incapace di fare una lista della spesa da solo e capace, invece, soltanto di acquistare tutt’altro rispetto al proprio piano. E ho immaginato sua mamma che, con lo stesso amore che stavo vedendo in diretta, gli diceva, proprio come fa sempre la mia, ma sei un testone, la prossima volta la lista te la faccio io e te la mando su Whatsapp, anzi mi iscrivo a Facebook così posso parlarti tutti i giorni e chiederti se hai mangiato!

Eh già, la mamma è sempre la mamma.

Vita da universitaria

Fra poco comincerà la mia carriera universitaria, ho deciso di frequentare un corso di giornalismo che mi porterà a vivere da sola e lontano dai miei genitori. Ammetto di essere terrorizzata, alla mia età ho ancora paura del buio, figuriamoci pensare di dormire da sola ogni notte!

Spero proprio che nell’appartamento che ho fissato ci siano almeno dei coinquilini, meglio se simpatici, puliti e poco casinisti, ché per studiare io ho bisogno di concentrazione!

Comunque, scherzi a parte, lo scorso week end sono andata a vedere il mio futuro appartamento, o meglio la mia futura stanza. Abbastanza centrale nella città, in una via ben servita dai mezzi e con un supermercato a pochi passi.

L’università è bellissima, l’edificio è davvero bello e mi dà l’impressione di avere un’imponenza che, se sarà mia a livello professionale, mi porterà molti benefici a livello lavorativo. Ho già adocchiato la sede di un piccolo giornale dove potrei andare a parlare per sapere come funzionano eventuali stage e, per avere un asso nella manica, c’è una pizzeria che cerca una commessa. I miei genitori mi aiuteranno economicamente a pagarmi la retta e l’affitto, ma non voglio pesare troppo sulle loro spalle.

Certo è che dovrò prima vedere come sono gli orari in università e come organizzarmi al meglio per studiare (considerati anche gli eventuali coinquilini, che non so se ci sono né chi sono). Un lavoro in pizzeria potrebbe essere buono se fosse part-time e se non avesse orari mortali, altrimenti cercherò qualcos’altro.

La mia stanza è molto carina, luminosa al punto giusto ma con una visuale poco entusiasmante: si vede soltanto il retro, con cassonetti della spazzatura annessi, di una via secondaria buia e deprimente. C’è un letto alla sinistra della porta, uno spazio che ho già adocchiato per mettere la mia cyclette pieghevole in modo che stia di fronte alla TV, posta sul lato opposto. La scrivania è molto carina, ha già una lampada che però dovrò cambiare perché mi è sembrata un po’ troppo “floscia”, di quelle lampade che mentre stai studiando ti cascano sulla nuca, per intendersi.

C’è una bella libreria abbastanza grande e un armadio a fianco molto carino, con un bello specchio ampio a figura intera. Accanto all’armadio c’è anche una cassettiera, tutto quanto è sui toni del crema e del color nocciola, devo dire una soluzione cromatica molto rilassante.

In attesa di scoprire se avrò dei coinquilini e chi saranno, non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura!

La mattina talvolta sa essere deleteria

Stamattina ho rischiato di far tardi al lavoro.

Non solo per il fatto che non riuscivo a svegliarmi. La sveglia ha raggiunto il quarto avvertimento. Mi è successo rarissime volte. Ma stamattina il sonno era più forte.

Al suono del quarto avvertimento della sveglia ho avuto come un impulso elettrico e sono schizzato in piedi dal letto con una velocità che non credevo di avere appena sveglio, anzi, non credevo proprio di avere in alcun modo.

Poi ieri sera ho deciso di lavarmi un po’ di sudore velocemente dopo la corsetta al parco perché ero stanco morto e volevo andare subito a dormire.

Quindi stamattina dovevo farmi una doccia per bene.

Quindi al ritardo si sarebbe aggiunta un’ulteriore cosa da fare che invalidava un poco la routine delle cose da fare la mattina previste ed eseguite sempre in tempi stabiliti. Come fossi un automa. Questa cosa mette anche un po’ paura se ci penso bene su. Meglio non pensarci allora.

Comunque, dicevo, che dovevo anche farmi la doccia.

E così ho fatto.

Mi sono sbrigato come di solito non faccio. Tanto in un modo o nell’altro arrivo sempre puntuale.

Ma stamattina avevo non solo la paura, ma proprio la sensazione netta di non farcela.

Poi io ho i capelli anche un po’ lunghetti e li devo asciugare bene prima di uscire se non voglio avere dolori alla cervicale.

Stamattina poi, come se non bastasse, c’era anche un po’ di venticello fresco, di quelli che ti fregano.

Quindi a maggior ragione dovevo asciugare bene i capelli e questo avrebbe richiesto un po’ di tempo, non certo eccessivo, ma quel tanto che bastava per allungare i minuti che mi avvicinavano al ritardo e quindi al ritardo stesso.

Avevo però sottovalutato la forza e la qualità dell’apparecchio per asciugarmi i capelli. Per fortuna ho il miglior phon del mondo, o almeno a me stamattina è parso così perché i capelli li ho asciugati in fretta.

Dopo quindi mi sono vestito. Dovevo rinunciare a qualcosa, stravolgendo la mia routine già stravolta dalla doccia. Dalla lista valevole solo per quel giorno ho cancellato, tra le cose abitudinali che faccio, la voce “fare colazione”. Questo non fa affatto bene. Infatti da oggi sono un po’ scarico, come se mi mancasse qualcosa. Infatti mi è mancata la colazione. Forse è solo suggestione, forse no.

Fatto sta che avevo pensato di farla per strada, prima di entrare in ufficio se avessi guadagnato qualche minuto.

Ma così non è stato.

Quindi niente colazione.

Alla fine ce l’ho fatta per un soffio a timbrare puntuale il cartellino, ma mi è costato uno sforzo faticoso.

La prossima volta meglio svegliarsi per tempo.

Quasi come aladino

Ieri sera ho immaginato una cosa strana. Probabilmente l’ho sognata ad occhi aperti.

Ci ho che ho immaginato era praticamente uguale alla fiaba de “La lampada di Aladino”, però aveva qualche variabile.

Questo pensiero mi è venuto in mente appena ho aperto una scatola di plastica in soffitta appartenente alla mia bisnonna e risalente probabilmente ai primi anni del secolo precedente o gli ultimi del secolo ancora prima.

Su questa scatola c’era scritto, in maniera sbiadita ma ancora abbastanza leggibile: migliori ferri da stiro con caldaia. Erano le prime pubblicità, i primi packaging della nuova industrializzazione. C’era anche qualche strano disegno e qualche lettera, probabilmente il nome della marca. Ma le scritte, in questo caso, erano totalmente sbiadite e dunque risultavano illeggibili. In effetti, prima di aprirla, ho provato a spostare la scatola per portarla di sotto e soddisfare la mia curiosità alla luce del giorno piuttosto che nella penombra di una soffitta malamente illuminata, ma il suo peso era proibitivo, segno che all’interno avrei trovato cose pesanti.

Ho, dunque, aperto la scatola di legno e dentro c’erano questi due enormi, antichi ormai, pezzi di ferro pesante. I primi modelli probabilmente. Non so come facessero a stirare i panni con quel tipo di strumenti lì.

Comunque erano molto impolverati e così ne ho strofinato uno. Poi l’altro. Volevo leggere le incisioni e vedere la lavorazione sapientemente e finemente effettuata sopra di essi.

Ma all’improvviso ho visto una nebbia prima aleggiare lieve e poi diffondersi prepotentemente nella stanza.

Ecco, qui è partito il sogno ad occhi aperti.

Non mi è apparso il genio, ma mi sono visto immediatamente catapultato in una vecchia casa, nella cucina esattamente. Una cucina molto piccola, con utensili che non avevo mai visto fino a quel momento.

La mia mente immagina le cose molto bene.

Ero stato probabilmente catapultato in quegli anni di nuova industrializzazione.

Da sempre mi piacerebbe viaggiare nel tempo. Non tanto per la curiosità di vedermi nel futuro più o meno prossima (e quella curiosità c’è sempre, non può mancare). Però io personalmente sono stato sempre affascinato dal passato, dalle epoche storiche come il medioevo, il risorgimento italiano soprattutto, ma anche epoche lontane o un poco più vicine.

Nel mio sogno ad occhi aperti ero in un’epoca non lontanissima, ma che per ciò che c’era – o forse sarebbe più giusto dire che non c’era – sembrava comunque assai lontana. E probabilmente lo è sul serio.

Vedevo la mia bisnonna preparare il pane da sola, in quelle case anteguerra, prima della Grande Guerra. Tanti anni fa.

È stato solo un flash immaginario che però mi ha colpito e ho voluto raccontarlo.